""Even a stopped clock tells the right time twice a day!"

lunedì, novembre 07, 2005

Arab Strap, The Last Romance, 2005



Che belli che sono i colori dell'autunno, quando le foglie di acero appena prima di staccarsi per sempre dalla loro sede naturale, assumono quel colore bordeaux intenso.

Non poteva esserci stagione migliore per pubblicare questo disco, ideale per le giornate uggiose, per dare colori variopinti alla vostra malinconia.
Daltronde si sa che il giallo ed il rosso delle foglie morenti si stagliano meglio sul cielo plumbeo della stagione.
Non so come mai ultimamente mi piacciono questi dischi piovosi e cupi, dovrei parlarne con qualche psicologo.

Fatto sta che l'ultima fatica del duo scozzese (di qui forse la confidenza con la pioggia) piace e coinvolge.
Già il titolo colpisce per la caducità, quasi fosse davvero il commiato della band.
Anni fa li confusi (mi perdoneranno gli sfegatati) con i Belle e Sebastian per via del debut album "The Boy Woth The Arab Strap", solo dopo capii che si trattava di due band differenti.
Gli Arab Strap però mi piacevano di più, meno easy listening e più profondi.
Non mi erano dispiaciuti i due precedenti, specie Monday At The Hug & Pint. Questo però è un gradino sopra a tutti.

Trovo molto azzeccata questa loro uscita in un periodo dove i cantautori singoli o in duo o cacciatori di finti sentimentalismi quali i Coldplay stanno infestando il panorama indie come la peggiore erbaccia.
Viene da buttare via tutti quegli inutili CD che abbiamo comprato nell'attesa che uscisse qualcosa di spessore.
L'incipit del disco è travolgente, non ti lascia il tempo di pensare e sei già nel pieno della canzone, con il ritornello che incalza, con la batteria che ritardando i colpi tiene tutto insieme.
"Stink" è anche una delle migliori canzoni di tutto il disco, fatta anche di belli assoli e la voce scazzata di Aidan Moffat che a tratti mi ricorda Shawn MacGowan dei Pogues.
Bello anche il singolo che ha preceduto l'album, "Dream Sequence", una ballata che vince per distacco sulle ultime fatiche dei Turin Brakes.

E poi quanti strumenti questa volta, archi e fiati sparsi qua e là, la batteria vera (non sequencer) tutti molto ben intrecciati tra loro come una robusta corda navale.
Un disco piacevole, un focolare domestico cui avvicinare con rispetto i piedi inzuppati di pioggia in queste grigie giornate di novembre.

Autunnale.

2 Comments:

Anonymous Anonimo said...

bellissima recensione...

.... ma io te la rubo! :)))

ciao!
ti scrivo presto
k.

12:26 PM

 
Blogger Rivo said...

Ruba ruba!!

2:35 PM

 

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